storia del quartiere Flaminio e del Villaggio Olimpico
bed & breakfast
H O M E
Flaminio
La storia dell'area tra la via Flaminia e il Tevere sotto Ponte Milvio ha origini che risalgono all'Antichità. E' del III secolo d.C. la notizia fornita dallo storico Trebellio Pollione, uno degli autori della cosiddetta Historia Augusta, che l'imperatore Gallieno (253-268 d.C.) voleva realizzare una strada colonnata che arrivasse fino al ponte dalla terminazione della via Lata in Campo Marzio. Lunga più di 3 km e con andamento sostanzialmente rettilineo, essa avrebbe dovuto servire, riprendendo forse un'idea del tempo di Settimio Severo (193-211 d.C.), da motore per l'espansione dell'abitato verso Nord. In seguito a ciò, la nuova edificazione avrebbe dovuto svilupparsi verosimilmente ai lati della via consolare, voluta più di cinquecento anni prima, nel 220 a.C., dal censore Gaio Flaminio alla vigilia delle guerre contro Annibale.
Nel II e III secolo d.C., al tempo degli Antonini e dei Severi,
l'idea di espandere le città ai lati di vie fiancheggiate
da teorie ininterrotte di colonne era una costante nelle principali
città dell'Impero: questo modello fu applicato soprattutto
in oriente a Corinto, Gerasa, Leptis Magna e Alessandria d'Egitto
con dimensioni ed esiti vari. In questo caso è verosimile
credere che la nuova via Flaminia dell'imperatore Gallieno - rettificata,
allargata e abbellita da colonnati e statue, come dice la fonte
- dovesse essere interrotta da piazze a somiglianza di quanto
avveniva, appunto, ad Alessandria e altrove, e soprattutto di
quanto sarebbe stato a Costantinopoli cinquant'anni dopo: non
è da escludere che anche a Roma, a formare una successione
di spazi equidistanti che dessero respiro al lunghissimo rettifilo
di quattro chilometri, fossero previste almeno due piazze oltre
Porta del Popolo, di cui una ai Prata Flaminia. Tutto ciò
avrebbe cadenzato a intervalli regolari, insieme a quella della
colonna Antonina baricentrica alla via Lata, il collegamento ininterrotto
tra Ponte Milvio e i Fori.
Se l'idea di Gallieno fosse stata realizzata, Roma avrebbe
anticipato la Mesé di Costantinopoli, anch'essa di 4 km
e cadenzata da piazze. Ma la sua morte nel 268 d.C. e la necessità,
con Aureliano (270-275 d.C.), di realizzare nuove mura che proteggessero
l'abitato già esistente, determinarono la mancata realizzazione
della strada colonnata lungo la Flaminia e in generale dell'ampliamento
oltre il recinto difensivo.
E' noto che le vicende architettoniche di Roma durante e dopo
il Medioevo avvennero sempre dentro le Mura Aureliane senza interessare
mai i Prata Flaminia anche quando, alla metà del XVI secolo,
l'intera zona Nord della città fu oggetto di attenzioni
particolari da parte dei pontefici; risalgono a questo momento
la rifondazione del tridente di Campo Marzio da parte di Paolo
III Borghese (1534-1549); la via Angelica come nuovo accesso al
Vaticano ai Prati di Castello e l'ampliamento del percorso delle
mura dal Vaticano al Pincio attraverso il Tevere da parte di Pio
IV Medici (1559-65); l'urbanizzazione non realizzata dei Prati
di Castello a Nord di Castel S.Angelo nei pressi di un ponte e
di un rettifilo tra via Ripetta e via Angelica da parte di Sisto
V Montalto Peretti (1585-1590).
Un momento particolare per la zona è all'inizio del
XIX secolo durante l'amministrazione napoleonica della città;
a questi anni vanno datate due serie di progetti di Giuseppe Valadier
per una grande sistemazione a parco dell'intera zona tra la Flaminia
e il Tevere da Ponte Milvio a Porta del Popolo. Sia il progetto
per il Nuovo Campo Marzio (del 1805), sia quello per la Villa
Napoleone (del 1809) erano basati sulla realizzazione di un lungo
viale parallelo alla Flaminia, alberato sui lati e con funzione
di passeggiata per cavalli e carrozze.
In ambedue erano previste piazze lungo il percorso in corrispondenza
del tempietto cinquecentesco di S.Andrea (Jacopo Barozzi da Vignola,
1552-53) e soprattutto un insieme di viali alberati e ancora di
piazze ad articolare i campi tra la Flaminia e il fiume. Pensato
come impreziosimento dell'arrivo da Nord in omaggio al principale
collegamento tra Roma e la Francia, l'insieme dei progetti in
ogni caso non era finalizzato all'ampliamento dell'abitato oltre
le mura; e il tutto, progettato a ridosso del tracollo del primo
impero, rimase comunque lettera morta.
Per assistere a mutamenti radicali dobbiamo arrivare al 1883,
al momento del secondo piano regolatore di Roma capitale d'Italia.
Eseguito da Alessandro Viviani a modifica e integrazione di quello
del 1871, esso servì da guida, com'è noto, all'ampliamento
della città negli anni tra la crisi economica della fine
degli anni ottanta e l'Esposizione Universale del 1911.
Ma il piano fu realizzato soprattutto per adeguare quello precedente
alla legge n. 209 del 14 maggio 1881, che stanziava finanziamenti
per il concorso dello stato alle spese per realizzare a Roma i
servizi adeguati a una capitale; e soprattutto nella zona Nord
esso prevedeva la localizzazione di alloggiamenti e spazi di manovra
per le truppe di presidio. Il piano generale di difesa d'Italia,
varato un decennio prima, dava infatti alla città il ruolo
di piazzaforte cardine del centro della penisola e, in quanto
tale, essa doveva essere munita di una cinta di forti isolati,
lontani dal perimetro delle mura antiche.
Posizionate ai Prati di Castello verso la via Angelica, le nuove
caserme e la piazza d'armi furono realizzate dal 1884 in poi;
nel 1885 fu avviata anche la costruzione dei forti di Nord-Ovest
del campo trincerato a guardia delle vie Trionfale, Cassia e Flaminia
e, in parte, della Salaria; in particolare, sono del 1877-82 il
forte Monte Mario, del 1882-88 il forte Trionfale, del 1882-91
il forte Monte Antenne. Tutto ciò sarebbe stato determinante
non solo per la zona dei Prati, ma soprattutto per gli spazi lungo
la Flaminia da Ponte Milvio a Porta del Popolo. Protetto dalla
nuova cinta difensiva, in riva sinistra al Tevere oltre la Flaminia
era previsto il Nuovo Gran Parco Margherita ai Parioli fino a
Villa Borghese, che doveva essere servito da un vialone alberato
nuovo, parallelo alla via consolare.
Un modesto ampliamento dell'abitato era previsto da Porta del
Popolo alla strettoia in corrispondenza dell'attuale viale delle
Belle Arti; ed è possibile che un ampliamento ulteriore
nell'ansa del Tevere fino a Ponte Milvio fosse evitato per non
portare la città troppo a ridosso dei forti: non a caso
in tutto il piano, anche laddove - come a Sud lungo la via Ostiense
e intorno al Monte Testaccio - furono previste altre espansioni
fuori le mura antiche, esse furono pensate di entità limitata
e comunque senza distaccarsi troppo dalla cinta.
Le piante di Roma del 1889 e del 1891 testimoniano che, nell'ultimo
decennio del secolo, venuta meno la funzionalità del campo
trincerato mentre ancora era in costruzione, per i prati incolti
al Flaminio esistevano intenzioni per un denso abitato a scacchiera
a Ovest del Gran Parco Margherita ai Parioli, che doveva essere
collegato al resto della città sempre dal vialone nuovo
da porta del Popolo a Ponte Milvio. Ma nulla di tutto ciò
ebbe seguito, tranne che per il radoppio della Flaminia (l'attuale
viale Tiziano), tanto che la situazione rimase pressoché
invariata fino all'inizio del novecento.
Il 10 febbraio 1909 il Consiglio comunale approvò il nuovo
piano regolatore di Edmondo Sanjust di Teulada, il cui presupposto
era lo spostamento delle difese della città oltre i forti
del campo trincerato: dopo i primi studi del 1906, la questione
si concretizzò nel 1912 con la proposta di un sistema di
capisaldi lontani che, per la Flaminia e la Cassia - i principali
accessi da Nord - dovevano essere posizionati all'altezza del
lago di Bracciano. In particolare per la zona da Porta del Popolo
a Ponte Milvio, liberati i terreni sotto Monte Mario, ciò
permetteva di spostare la piazza d'armi a Tor di Quinto e verso
Villa Glori. In tale contesto, il quartiere Flaminio fu pensato
in maniera nuova rispetto al secolo precedente; e soprattutto
fu collegato dalla prosecuzione fino a Ponte Milvio del lungotevere
sinistro, e da un ponte tra questo e il futuro quartiere di
Piazza d'Armi.
Quanto al disegno dell'insieme, il piano prevedeva un tridente
che, da una piazza rettangolare davanti a questo ponte, si irradiava
verso la Flaminia articolandosi in lottizzazioni delimitate da
percorsi secondari; a loro volta, questi erano perpendicolari
agli assi maggiori e si flettevano a Sud lungo il confine della
Villa Oblieghi (poi Villa Flaminia) e a Nord di una piazza quadrata.
Ancora verso la via Flaminia tre piazze segnavano l'innesto con
la strada consolare prima della strettoia del futuro Ponte Risorgimento,
costruito in seguito per l'Esposizione Universale del 1911.
Nonostante le proposte di Armando Brasini del 1916 e, dal
1914 al 1916, le varianti al piano del 1909 dell'Associazione
Artistica fra i Cultori di Architettura, la realizzazione del
quartiere seguì altre vie.
Fu infatti determinante, tra il 1914 e il 1919, l'edificazione
di un vasto insieme di caserme a occupare gran parte degli spazi
ai lati della bisettrice all'ansa del Tevere sotto Ponte Milvio
perpendicolare alla Flaminia. I nuovi fabbricati (officine meccaniche
dell'Esercito - tra cui la caserma Montello - e caserme e scuola
di Polizia) furono allineati sul viale Guido Reni a saturare quasi
tutto il triangolo tra la Flaminia stessa e i futuri viale del
Vignola e viale Pinturicchio. Destinati, nella variante dei Cultori
di Architettura, a villini e a edifici di particolare rappresentanza,
l'insieme in origine comprendeva tra l'altro anche la villa Oblieghi-Flaminia
e una lottizzazione di case a schiera costruita tra il 1909 e
il 1916 su via B. Celentano, separata dalla villa dall'attuale
via Donatello.
Dal 1919 in poi, e almeno fino al 1934, il resto del quartiere fu eseguito di fatto adattando il piano del 1909 alla situazione determinata dall'insediamento delle caserme e mantenendo per gli spazi residui il disegno dei lotti di Edmondo Sanjust di Teulada. Scendendo nei dettagli, fu conservato l'impianto generale del tridente come sistema viario principale e fu abolita la piazza secondaria quadrata tra viale Guido Reni e viale Pinturicchio; fu invece mantenuta l'attuale piazza dei Carracci a lato della Flaminia alla confluenza tra le vie Sacconi e Masaccio, e furono introdotte due piccole piazze tra viale Guido Reni e viale del Vignola: qui, nel disegno dei percorsi di lottizzazione, fu compresa anche la rotonda conclusiva del viale alberato interno alla villa Flaminia.
Per quanto riguarda l'edificazione, è del 1919 il complesso della cooperativa Riccio progettato da E. Negri e che forma l'isolato tra viale del Vignola, lungotevere Flaminio, via Donatello e via Raffaele Stern. E' del 1919-23 la chiesa di S.Croce in via Guido Reni, a ridosso della caserma Montello. Sono del 1925-27 e su progetto per l'Istituto Case Popolari di E. Wittinch, A. Limongelli e M. De Renzi gli isolati intorno a piazza Melozzo da Forlì e piazza Perin del Vaga e in angolo tra via Raffele Stern e il lungotevere Flaminio. Sono infine dal 1924 al 1934 il tracciamento dei lotti di testata su piazza Gentile da Fabriano tra viale del Vignola e il Tevere, l'edificazione dei quattro lotti in angolo con l'incrocio tra via Fracassini e via Tiepolo - via Correggio e - tra via Masaccio e viale Pinturicchio - della maggior parte degli isolati su via Sacconi, via Calderini e largo Cola dell'Amatrice.
Contemporaneamente alla prosecuzione del disegno d'insieme secondo il vecchio piano regolatore, il successivo piano del 1931 (M. Piacentini, G. Giovannoni e altri su incarico del Governatorato di Roma) introdusse alcuni cambiamenti sostanziali. A fianco di episodi secondari come l'apertura dell'ultimo tratto di viale del Vignola da via Donatello a via Flaminia, fu previsto soprattutto un collegamento ulteriore e doppio del quartiere con la riva opposta del Tevere, rispettivamente a monte e a valle del ponte non realizzato da viale Guido Reni a viale Angelico. Il primo collegamento era pensato con un percorso che, attraverso un altro ponte in continuazione di via Monte Zebio da piazza Mazzini, doveva innestarsi sulla via Flaminia davanti allo Stadio Nazionale realizzato a suo tempo per l'Esposizione Universale del 1911; ciò doveva avvenire dopo l'attraversamento di viale del Vignola in corrispondenza della lottizzazione a schiera in angolo con via Donatello, fino a raggiungere il nuovo piazzale della stazione Flaminia, nuovo ingresso da Nord alla città. Il secondo collegamento aveva lo scopo, più in generale, di legare all'intero quartiere e al resto della città, il parco con impianti sportivi avviato già dal 1928 dall'Opera Nazionale Balilla ai prati della Farnesina tra viale Angelico e Ponte Milvio. Localizzato in quest'area dalla variante del 1925-26 al piano regolatore del 1909, l'insieme fu progettato da Enrico Del Debbio dal '28 in poi fino a comprendere, nell'ultima versione del 1933, anche una proposta per il Flaminio sulla sponda opposta; questa seguiva le indicazioni del piano del '31 per il completamento del tridente, ma nell'insieme era basata sull'idea, che però non ebbe mai séguito, del ridisegno complessivo delle aree delle caserme. Fulcro del collegamento tra il parco sportivo e il Flaminio, in aggiunta a quello da piazza Gentile da Fabriano a viale Angelico, era un nuovo ponte prima di Ponte Milvio: un asse viario originato da questo e perpendicolare a viale Pinturicchio avrebbe dovuto collegare lo Stadio Nazionale al nuovo Stadio dei Cipressi oltre Tevere.
Gli anni prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale vedranno soprattutto la realizzazione di una parte del parco sportivo, il Foro Mussolini, dal 1932 al 1937-38 e di due dei quattro ponti nuovi previsti dal piano del 1931: il Ponte Flaminio progettato da Armando Brasini (iniziato nel 1936 e terminato solo nel 1949), che diede corpo al nuovo ingresso a Roma da Nord, e il Ponte Duca d'Aosta (Vincenzo Fasolo, 1936-39), che legò, ma in maniera incompiuta, il Foro Mussolini al Flaminio. Per il resto, le vicende del periodo tra il 1934 e il 1948-49 furono centrate soprattutto sulla costruzione delle quattro testate d'angolo su piazza Gentile da Fabriano, sul tracciamento dei retrostanti percorsi secondari e sull'edificazione dei lotti in particolare tra le attuali via Vasari e via Vespignani, via Bregno e via Piero della Francesca, piazza Gentile da Fabriano e via Pannini, via Tadolini e via Antoniazzo Romano.



Rimanevano irrealizzati gli due altri ponti, in prosecuzione
di via Monte Zebio e soprattutto da piazza Gentile da Fabriano
al Foro; e ciò accadde nonostante il completamento
delle quattro testate del tridente e dopo che il lato Nord della
Piazza che doveva segnarne proprio l'arrivo al Foro fosse già
stato delimitato in base al progetto del 1933 dalla foresteria
Sud (Enrico Del Debbio, 1932-33) e dalla prospiciente Casa delle
Armi (Luigi Moretti, 1933-36). Rimaneva invece ancora insoluto
il lato Sud della piazza in questione, individuata com'era, verso
viale Angelico, dalla lottizzazione al Prato Falcone, del 1919-24,
situata a una quota più bassa. Contemporaneamente era stata
definita, poco oltre, la piazza Maresciallo Giardino grazie alla
realizzazione del Museo di Architettura militare in angolo con
il lungotevere della Vittoria (1933-40) e, tra il 1934 e il 1948,
con le due testate d'angolo tra viale Angelico, via Filippo Corridoni
e la circonvallazione Clodia.
Nello stesso periodo, la questione dell'innesto del Ponte Duca
d'Aosta sul quartiere Flaminio ebbe un andamento per così
dire in negativo: tra il 1934 e il 1938 furono tracciati i lotti
tra via A. Romano e via G. Romano e fu edificato l'angolo tra
quest'ultima e viale Pinturicchio; mentre non fu dato seguito
alla prosecuzione del nuovo asse trasverso originato dal ponte
davanti al vuoto incompiuto della piazza Mancini, dove esisteva
solo il breve tratto di via Poletti dietro alla caserma Montello.
In seguito, le vicende del villaggio degli atleti per le Olimpiadi di Roma del 1960 al Campo Parioli e all'ippodromo di Villa Glori (V. Cafiero, A. Libera, L. Moretti, V. Monaco, A. Luccichenti, 1955-60) interessarono il quartiere Flaminio marginalmente e solo per la particolare contiguità tra alcuni spazi aperti al contorno e i principali edifici specialistici del nuovo complesso. Così il Palazzetto dello Sport (P.L. Nervi e A. Vitellozzi, 1956-58) e lo Stadio Flaminio (P.L. Nervi e A. Nervi, 1957-59) furono posizionati rispettivamente oltre la Flaminia nei pressi di piazza Apollodoro al fondo di via Guido Reni, e a piazzale Ankara a fare da terminazione, col gemello piazzale Manila, al viale del Vignola. Per il resto, fino al 1960 e oltre, nel quartiere furono eseguiti il tracciamento e l'edificazione degli isolati tra via Martino Longhi, via Flaminia e viale Pinturicchio, furono completati i tratti ancora incompiuti delle quinte di viale Pinturicchio (valga per tutti il caso dell'edificio in linea tra via Pannini e piazza Gentile da Fabriano di U. Luccichenti, del 1949-50), e furono saturati con palazzine i lotti tra la Flaminia e viale Tiziano; rimaneva invece sempre irrisolta la piazza Mancini davanti al Ponte Duca d'Aosta.
Altro è il discorso per il fatto che nella stessa
occasione assieme al Villaggio Olimpico fu completato il nuovo
asse d'ingresso da Nord in sostituzione della Flaminia, previsto
già dal piano del 1931. La costruzione del nuovo viadotto
del Corso di Francia (P.L. Nervi, L. Moretti, V. Monaco, A. Luccichenti,
V. Cafiero, 1958-60) e il suo innesto sul viale Parioli (poi viale
Pilsudski, già realizzato col piano del 1909) fecero sì
che tutto il tridente da Ponte Milvio a piazzale Manila fu relegato
al margine della penetrazione principale alla città, per
essere legato al Villaggio Olimpico solo dal prolungamento di
viale Guido Reni (l'attuale viale de Coubertin) e da un modesto
giardino a largo Jacometti davanti al viale della XVII Olimpiade.
Contemporaneamente, al Foro Mussolini (ora Foro Italico) lo slargo
denominato via Morra di Lavriano tra il Prato Falcone, la foresteria
Sud e la Casa delle Armi - piazza mancata sulla riva opposta a
piazza Gentile da Fabriano - rimaneva abbandonato tra l'innesto
del lungotevere Cadorna sulla circonvallazione Clodia e la nuova
via Olimpica più a monte; a quest'ultima era stato demandato,
sempre tra il 1955-60 e ancora in sostituzione della Flaminia,
il ruolo di attraversamento della città verso i quartieri
Sud-Ovest.
Per concludere, non resta che accennare all'ultimo decennio e
alle iniziative in corso.
Trent'anni dopo le Olimpiadi, i Mondiali di calcio del 1990
sono stati determinanti per il quartiere, con due iniziative che
hanno contribuito al suo ulteriore isolamento dal resto della
città. A questo momento va datata la sistemazione a giardino
di piazza Mancini, che ha risolto con sistemazioni a terra l'innesto
dell'asse di Ponte Duca d'Aosta sui lotti inedificati tra viale
Pinturicchio e il fiume, ma che non ha affrontato il tema dell'intersezione
con l'insieme dei lungotevere Flaminio e Thaon di Revel.
Nella stessa circostanza è stata realizzata la cosiddetta
metropolitana di superfice tra piazza Mancini e piazzale Flaminio,
che sviluppa la quasi totalità del percorso lungo la via
Flaminia: proprio le barriere architettoniche costituite da binari,
banchine e parapetti di protezione e soprattutto dagli attraversamenti
rarissimi della linea hanno determinano molte difficoltà
di penetrazione all'intero abitato nell'ansa del Tevere fino a
piazza Gentile da Fabriano soprattutto dal Villaggio Olimpico
e dai Parioli.
In seguito, il quartiere è stato considerato nuovamente
nella sua interezza dal piano quadro redatto nel 1992 per il Comune
di Roma da un gruppo coordinato da D. Gatti De Sanctis; centro
del progetto è ancora una volta il desiderio di realizzare
i collegamenti con la città, da concretizzare con i ponti
mai costruiti da piazza Gentile da Fabriano alla circonvallazione
Clodia e da via Fracassini a via Monte Zebio. Tutto ciò
allo scopo di recuperare dall'isolamento l'intera zona, che vedrebbe
così soprattutto nell'asse formato da viale Guido Reni
e via de Coubertin un percorso ininterrotto con direzione Ovest-Est
tra il Foro Italico e il quartiere Prati e il Villaggio Olimpico
e i Parioli.
In tale ambito, e al contorno dell'idea più vasta di
posizionare i servizi strategici fondamentali della città
nelle vicinanze di quartieri altrimenti separati dal resto, è
stata decisa la localizzazione di una stazione della metropolitana
a piazza Maresciallo Giardino vicino al Foro Italico e soprattutto
del nuovo complesso dell'Auditorium lungo via de Coubertin in
angolo con corso Francia e di fronte al Villaggio Olimpico
(progetto di Renzo Piano, in corso di realizzazione); opposto
a quest'ultimo, nella caserma Montello a via Guido Reni, sorgerà
il nuovo Centro per le Arti Contemporanee di Roma, progettato
nel 1998-99 dall'irakena Zaha Hadid.
Risaleal 1873il primoPianoRegolatoredi Roma. All'epocalaCapitaleeraabitatadacirca200
milacittadini ecomprendevasolol'areainternaalleMuraAureliane,
conl'aggiuntadei Prati di
Castello. Nel 1883AlessandroViviani, autoredel primoPianourbanistico,
firmaancheil secondo
documento, natoper utilizzarei finanziamenti messi adisposizionedalloStatoper
attrezzarela
città. Il PianoRegolatoredel 1909, redattodaEdmondoSanjiust
di Teulada, vieneapprovatosotto
il sindacoErnestoNathan: èprevistolosviluppodi Romaal di
fuori delleMuraAurelianeperdare
unanuovastrutturaallacittà. Nel 1931BenitoMussolini varail
quartoPianopreparatoinsoli sei
mesidaungruppodiaccademici:ildocumentoèdimensionatoperduemilionidicittadini,
mentrei
residenti sonoall'epocapocopiùdi unmilione. Il pianoconlagestazionepiùtravagliataèquello
del 1962, conil coinvolgimentodi unacommissionedi 80esperti: interessa150milaettari
che,
nelle previsioni, sarebbero dovuti essere popolati da 5 milioni
di persone.1
Finoagli inizi del NovecentolaCollinadei Parioli eraancoracaratterizzatadalatifondi
ecasali;
negli ultimi anni dell'800furonocostruiti vialeLiegi, vialePrioli,
vialePilsudski, vialeTizianoe
vialedell'AcquaAcetosacomegrandi viali di passeggio. Giàil
PianoRegolatoredel 1909, tentadi
coinvolgereilFlaminioinundisegnounitarioprevedendoneunosvilupporesidenziale,
integratoda
importanti attrezzature urbane. Giardini sonoprevisti nelle aree
libere e sui Parioli e vengono
salvateleareeverdi delleville. Il pianodisegnaoltrevialeTiziano,
nellapianuracompresatra
TevereeMonti Parioli, ungrandeparcoincui èprevistalacostruzionedi
unippodromo. Proprio
agli inizi del secolovennerocostruiti infatti gli impianti sportivi
traPiazzaledelleMusefinoalla
spondadel Tevere(Tiroasegno, cinodromo, galoppatoio, calcio);
attraversolavallesottoVilla
GlorisiarrivavapoiallaPasseggiatatraPiazzaleFlaminioePonteMilvio.
Questasceltaurbanistica
fuconfermatainseguitoconlecostruzionidel VillaggioOlimpico(Olimpiadidel
1960).2Lostesso
P.R. prevede la destinazione culturale di Vigna Cartoni (Valle
Giulia).
Nel 1911inoccasione dell'Esposizione Internazionale di Belle Arti
a Vigna Cartoni (Galleria
Nazionale d'Arte Moderna di Valle Giulia), viene creato il collegamento
tra questa zona e la zona di
piazzad'Armi oltreil Tevere, dovesi svolgeval'EsposizioneRegionaleEtnograficaattraversoil
vialedelleBelleArti eil PonteFlaminio(poiPonteRisorgimento):vengonocoinvolteleareeverdi
anorddei Monti Parioli dovesi creanoloStadioNazionaleel'Ippodromo.
IParioli crescononel
periodo 19181925 tra viale Romania, piazza Quadrata, tra
Salaria e Nomentana, lungo via
TagliamentoecorsoTrieste, quartierericco, confortevoleepienodigiardinifinoall'urbanizzazione
seguitaal P.R. del 1931efinoagli anni '50quandosi intensificalacostruzionedi
palazzineche
finisconoconilcoprirelavisualedeipanoramiconpalazzialtieviestrette.3L'ediliziafrail'42eil
1
«Corriere della sera» del 21.03.03; I. Insolera, Roma
moderna, Torino 1993.
2
AttualmentesonoancorainattivitàdiversiCircolicollocatisullesponde(dall'AcquaAcetosainpoi,
seguendoilcorso
del Tevere).
3
VialeRomania: Chiesadi S. RobertoBellarminoarchitetturaneomedioevaledi
ClementeBusiri Vici, (1933). Oltreil
fiancodellaChiesasi trovail complessodellaSededell'Armadei Carabinieri,
conil torrionecilindricoinbugnato
Ðhttp://www.storiadelmondo.com/21/pagani.muse.pdfð in
Storiadelmondo n. 21, 16 febbraio 2004
'60 procedette con la tecnica dei saldamenti, quartiere con quartiere,
attraverso strade ed
infrastruttureurbanisticheprimarie: si salvaVillaAdacheil pianodel
1931havincolatocome
parco privato, in quanto residenza della famiglia reale.
Il Pianoregolatoredel 1962confermaladestinazioneverdedellazona:
vienecreatoil viadottodi
Corso Francia (Pierluigi Nervi) per consentire unveloce accesso
alla città dalle vie Cassia e
Flaminia; il VillaggioOlimpicosorgetravialeTizianoeVillaGlori,
al postodei baraccamenti del
"CampoParioli"sorti circa15anni prima.4 Traleoperearchitettonicherealizzatevi
furono: il
PalazzettodelloSport di Pierluigi Nervi, loStadioFlaminiopuredi
Nervi elaChiesadedicataaS.
Valentino dell'arch. Francesco Berarducci.5 Un altro importante
intervento urbanistico e
monumentaledellazonarisaleal 1994quandoinizianogli interventi
preliminari allacostruzione
dell'Auditoriumdi RenzoPiano. Nel 1995, nella zona di Monte Antenne,
viene inaugurata la
MoscheaeilCentroCulturaleislamicoprogettatodall'arch. PaoloPortoghesi,
ilcentroislamicopiù
grande di Europa.6
A quei tempi si abitava a campo parioli, non so se conoscevi il posto.... si giocava addirittura sui carri armati e residui bellici della seconda guerra mondiale...parcheggiati in un recinto attiguo al nostro accampamento...
lo sai cosè CAMPO PARIOLI ? si trovava tra ponte milvio e villa glori, a ridosso del ponte flaminio, l'hai mai sentito ? abitavo li, da ragazzino, le case erano fatiscenti, si usciva dalla guerra e di benessere nemmeno a parlarne, eravamo recintati + o meno come a DACHAU e un recinto, divideva le case con residui bellici, (camion-carri armati,etc,etc,)
The Flaminio
The history of the area between the via flaminia and the Tiber under Ponte Milvio has its origins in antiquity. The news that Trebellius Pollionus, one of the authors of the so called Historia Augusta, gave that the emperor Gallienus (253 - 268 A.D.) wanted to build a columned road, from the end of the via Lata in Campo Marzio to the bridge, dates back to the third century A.D.. The road was to be over 3 klms long and retilinear. It should have served, perhaps revisiting an idea of the times of Septimius Severus (193 - 211 A.D.), as a basis for urban expansion northward. As a consequence, it can be supposed that the new urban area would have grown along the sides of this new consular road, already planned five hundred years before by the censor Gaius Flaminius on the eve of the wars against Hanibal.
In the second and third Centuries A.D., the idea of expanding
cities along columned roads was common throughout the Empire:
this model was, above all, used in the Orient in Corinth, Gerasa,
Leptis Magna, and Alexandria in Egypt with differing dimensions
and results. In this case it is reasonable to believe that the
new via Flaminia of Emperor Gallienus - modified, widened and
enhanced by columns and statues, as indicated by the source mentioned
above - was to be interrupted by squares, much as was the case
with Alexandria and elsewhere, or as was to be the case in Constantinople
fifty years later: it is not to be excluded that also in Rome,
by way of forming a succession of equidistant spaces which could
give respite to the very long rectilinear 4 klms, there were to
be at least two squares apart from the Porta del Popolo, of which
one at the Prata Flaminia. All this, together with that of the
Antonina column baricentric to the via Lata, was to give intervals
at regular cadance along the whole length of the road from the
Forum to Ponte Milvio.
If Gallienus' idea had been realized, Rome would have anticipated
the Mesé of Constantinoples, it too 4 klms long and cadanced
by squares. But his death in 268 A.D. and the need, with Aurelius
(270 - 275 A.D.), to build new walls for the protection of the
existing part of the city, meant that neither the new road nor
the projected new urban area beyond the city walls were built.
It is well known that the architectural changes which took
place in Rome during the medieval period were all within the Aurelian
Walls without ever touching the Prata Flaminia even when, in the
middle of the 16th Century, the whole of the northern part of
the city was the object of special attention on the part of the
popes; the refoundation of the Campo Marzio trident by the Borghese
pope Paul III (1534-1549), the via Angelica which connected the
Vatican with the Prati di Castello and the amplification of the
walls from the Vatican accross the Tiber to the Pincio by the
Medician pope Pius IV (1559-1565), the never completed urbanization
of the area of the Prati di Castello to the North of Castel Sant'Angelo
in the vicinity of a bridge and a road between via Ripetta and
via Angelica by Montalto Peretti pope Sixtus V (1585-1590), all
date back to this period.
A particular moment for the area comes at the beginning of the
19th Century, during the Napoleonic administration of the city;
to this period is to be ascribed the series of projects by Giuseppe
Valadier which aimed at turning the whole area between the Flaminia
and the Tiber, from Ponte Milvio to Porta del Popolo, into one
immense park. Both the project for the Nuovo Campo Marzio (1805)
and that for the Villa Napoleone (1809) were based on the realization
of a long tree lined avenue parallel to the Flaminia, where horses
and carriages could go.
In both projects squares were foreseen along the way in correspondence
with the little fifth century temple of Sant'Andrea (Jacopo Barozzi
da Vignola 1552-3) and, above all, a network of tree lined avenues
and squares with which to fill the landscape between the Flaminia
and the river. Imagined as a way of making the entrance to Rome
from the North, the route from France, more impossing, the project
was not intended for the purpose of extending the urbanization
of the city beyond the walls; and, planned as it was on the eve
of the collapse of the first empire, none of it ever came to fruition.
One has to wait until 1883, at the time of the second city planning
project for Rome capital of Italy, in order to see major changes.
Executed by Alessandro Viviani as a modification to the one dated
1871, as is well known, it served as a guide for the expansion
of the city in the period between the economic recession of the
late eightees and the Universal Exhibition of 1911.
But the plan above all intended revisiting the one prior to law
n°. 209 of 14thMay 1881, which allocated state funds to the
city of Rome for the purpose of giving it services worthy of a
capital; and it was above all in the northern part that it foresaw
lodgings and barracks for the presiding troups. The general plan
for the defense of Italy, decided ten years before, ascribed to
the city the roll of cardinal point of fortification at the centre
of the peninsula and, as such, it was to be equiped with a belt
of isolated fortesses, well out from the ancient walls.
Positioned at the Prati di Castello in the direction of the via
Angelica, the new barracks and military installations were started
in 1884; the North-Western fortresses in defence of the via Trionfale,
the Cassia, the Flaminia and, at least in part, the Salaria were
started in 1885; in particular, the fort of Monte Mario was built
in 1877-82, that of the Trionfale in 1882-88 and that of Monte
Antenne in 1882-91. All this was to have considerable impact on
the area of Prati and, above all, for the area along the Flaminia
between Ponte Milvio and Porta del Popolo. Protected by the new
defense installations, the creation of a large park on the left
bank of the Tiber beyond the Flaminia, stretching from Parioli
to the Villa Borghese, was planned. This park was to have its
own tree lined avenue which was to run parallel to the consular
way.
A modest increment in urbanization was foreseen for the area from
Porta del Popolo to the bottle-neck in correspondence with what
is now viale delle Belle Arti; and it is possible that a further
expansion in the bend of the Tiber up to Ponte Milvio was avoided
so as not to bring the urban area too close to the forts: not
by chance in the plan, also where -such as in the South along
the via Ostiense and around Monte Testaccio - other areas of expantion
beyond the city walls were foreseen, these were always of limited
entity and kept close to the city walls.
The plans of Rome dated 1889 and 1891 testify that, in the
last decade of the century, the large militarized area having
lost its significance even whilst it was being built, there were
plans for the construction of a densely populous area West of
the Gran Parco Margherita in Parioli which was to be connected
to the city by the planned new avenue from Porto del Popolo to
Ponte Milvio. But again none of this ever came to fruition, save
for the doubling of the via Flaminia (the current viale Tiziano),
so much so that the situation remained unvaried up to the beginning
of the 20th Century.
On 10th February 1909, the Municipal Council approved the new
city plans by Edmondo Sanjust di Teulada, based on the idea of
moving the city's defences well beyond the fortresses: after studies
in 1906, the issue reached the concrete stage in 1912, with the
proposal for far more distanced strongholds which, for the Flaminia
and the Cassia - main accesses from the North - were to be positioned
at the level of lake Bracciano. In particular for the area between
Porta del Popolo and Ponte Milvio, the area under Monte Mario
having been freed, this meant that the Piazza d'Armi could now
be moved to Tor di Quinto in the direction of Villa Glori. In
this context, a new conception of the Flaminio neighbourhood,
as compared to the one current in the preceding century, took
shape; and, above all, it was better connected by the extension
of the lungotevere on the left bank up to Ponte Milvio and by
a bridge from this to the future neighbourhood of Piazza d'Armi.
As to the design as a whole, the plan foresaw a trident which, from a rectangular square infront of this bridge, radiated out in the direction of the Flaminia giving birth to a series of lottings along secondary roads; these last were perpendicular to the main arteries and turned South along the perimeter of the Villa Oblieghi (later Villa Flaminia) and to the North of a square piazza. Always along the Flaminia, three squares marked the intersections with the consular way before the bottle neck of the future Ponte Risorgimento, built later in occassion of the Universal Exhibition of 1911.
Despite the proposal of Armando Brasini in 1916 and ,between
1914 and 1916, the changes proposed to the 1909 plans by the Associazione
Artistica fra i Cultori di Architettura, the construction of the
neighbourhood went a different way.
A determining factor was to be , between 1914 and 1919, the construction
of a vast system of barracks in the bend of the Tiber under Ponte
Milvio and perpendicular to the Flaminia. The new constructions
(army vehicle maintenance garages - amonsgt which the Montello
barracks - and barracks and training schools for the police) were
placed out on via Guido Reni and virtually filled the triangle
between the Flaminia and the future viale del Vignola and viale
Pinturicchio.Destined to, in the variant of the Cultory di Architettura,
small villas and other buildings, the whole originally included
the Villa Oblieghi-Flaminia and a lotting of semidetached housing
built in 1909-1916 on via B. Celentano, separated from the villa
by via Donatello.
From 1919 on, and at least until 1934, the rest of the neighbourhood
developed adapting the 1909 plans to the situation determined
by the presence of the barracks and using the plans of Edmondo
Sanjust di Teulada for the lotting of the free areas remaining.
In detail, the trident of roads was to remain the key to the road
system in the area but the square piazza between via Guido Reni
and viale Pinturicchio was abolished; what is now piazza dei Carracci
next to the Flaminia at the confluence of via Sacconi and via
Masaccio instead remained, and two small squares were introduced
between via Guido Reni and viale del Vignola: here, in the road
network for the lottings, was included the roundabout at the end
of the tree lined avenue inside Villa Flaminia.
As to when construction took place: the complex built by the Riccio
cooperative and designed by E. Negri and which forms the block
between viale del Vignola, lungotevere Flaminio, via Donatello
and via Raffaele Stern is dated 1919; the church of Santacroce
in via Guido Reni, next to the Montello barracks, was built 1919-23;
the blocks round piazza Melozzo da Forlì and piazza Perin
del Vaga and on the corner of via Raffaele Stern and the lungotevere
Flaminio were built 1925-27 on a project by E. Wittinch, A. Limongelli,
and M. de Renzi for the Istituto Case Popolari; the tracing of
the lottings at the head of Piazza Gentile da Fabriano between
viale del Vignola and the Tiber, the constuction of the four lots
at the crossing of via Fracassini and via Tiepolo, via Correggio
and - between via Masaccio and viale Pinturicchio - most of the
blocks on via Sacconi, via Calderini and largo Cola dell'Amatrice
are all dated 1924-34.
The area continued to develop as per the existing town plans, but for the fact that new plans dated 1931 (M. Piacentini, G. Giovannoni and others upon assignment of the governorship of Rome) introduced some substantial changes. Alongside minor changes such as the extension of viale del Vignola from via Donatello to via Flaminia, a double connection of the neighbourhood with the opposite bank of the Tiber was planned, respectively up river and down river of that bridge planned but never built between via Guido Reni and viale Angelico. The first was conceptualized as a route which, via another bridge which was to be the continuation from piazza Mazzini of via Monte Zebio across the river, was to reach the via Flaminia in the vicinity of the Stadio Nazionale built in occasion of the Universal Exhibition of 1911; this route was to reach its destination, after having crossed viale del Vignola at the height of the lotting on the corner of via Donatello, at the new square infront of the Flaminio station - new northern entrance to the city. The second route had a more general purpose which was to connect to the whole neighbourhood and the rest of the city the park and sports facilities which the Opera Nazionale Balilla had started building in 1928 at the prati della Farnesina between viale Angelico and Ponte Milvio.Located in this area by the 1925-26 variant to the 1909 town plan, the whole was designed by Enrico Del Debbio from 1928 on to include, in its final version of 1933, a proposal for the
Flaminio on the opposite bank; this followed the indications
of the 1931 plan for the completition of the trident but, in general,
it was based on the idea, never brought to fruition, of redesigning
the whole complex of the barracks. A new bridge above Ponte Milvio,
in addition to the one from piazza Gentile da Fabriano to viale
Angelico, was to be the fulcrum to the connection between the
sports park and the Flaminio: a new road starting from the bridge
and perpendicular to viale Pinturicchio was to have connected
the Stadio Nazionale to the new Stadio dei Cipressi across the
Tiber.
The years before and after the Second World War were to see above
all the realization of a part of the sports park, the Foro Mussolini,
from 1932 to 1937-38, and of two of the four bridges foreseen
by the 1931 plan: the Ponte Flaminio designed by Armando Brasini
(begun in 1936 but only finished in 1949), which gave body to
the new entrance to Rome from the North, and the Ponte Duca d'Aosta
(Vincenzo Fasolo, 1936-39), which connected, be it only partially,
the Foro Mussolini to the Flaminio.For the rest, the events of
the period from 1934 to 1948-49 were centred mainly on the construction
of the four corner heads in piazza Gentile da Fabriano, on the
tracing of the surrounding secondary roads and construction of
the lottings between the current via Vasari and via Vespignani,
via Bregno and via Piero della Francesca, piazza Gentile da Fabriano
and via Pannini, via Tadolini and via Antoniazzo Romano.
The two remaining bridges, in continuation of via Monte Zebio
and, above all, from piazza Gentile da fabriano to the Foro never
came to fruition; and this despite the completion of the four
heads of the trident and after the northern side of the piazza,
which was to be where it was to reach the Foro, had already been
delimited in the 1933 plans by the Foresteria (Enrico Del Debbio
1932-33) and the nearby Casa delle Armi (Luigi Moretti 1933-36).
The question of the southern side of the piazza remained instead
unsolved, characterized as it was , in the direction of viale
Angelico, by the lotting of Prato Falcone, dated 1919-24, situated
at a lower level.
Contemporarily, only a little further on, and thanks to the construction
of the Museo dell'Architettura Militare at the corner of the lungotevere
della Vittoria (1933-40) and, between 1934 and 1948, the two corner
heads between viale Angelico, via Filippo Corridoni and the Circonvalazione
Clodia, piazza Maresciallo Giardino had been defined.
In the same period, the question of the connection of the Ponte
Duca d'Aosta to the Flaminio neighbourhood progressed, as it were,
negatively: between 1934 and 1938 the lottings between via Antoniazzo
Romano and via Giulio Romano were traced and a building was placed
at the corner of this last with viale Pinturicchio; whereas nothing
was done for the prosecution of the bridge into Piazza Mancini
and beyond where there existed only the short tract of via Poletti
behind the Montello barracks.
Subsequently, the construction for the Rome Olimpics in 1960 of
the athletes' village at the Campo Parioli and the Villa Glori
hippodrome (V. Cafiero, A. Libera, L. Moretti, V. Monaco, A. Luccichenti
1955-60) touched the Flaminio neighbourhood only marginally but
for the contiguity of some open spaces and for the principle specialistic
buildings of the complex. It was thus that the Palazetto dello
Sport (P.L. Nervi and A. Vitellozzi 1956-58) and the Stadio Flaminio
were placed respectively beyond the Flaminia near piazza Apollodoro
at the bottom of via Guido Reni, and at piazzale Ankara by way
of termination, with the twin piazza Manila, to viale del Vignola.For
the rest, up to 1960 and beyond, the neighbourhood saw the tracing
and construction of the blocks between via Martino Longhi, via
Flaminia and viale Pinturicchio, the construction of the uncompleted
parts of viale Pinturicchio (one example for all the building
in line between via Pannini and paizza Gentile da Fabriano by
U. Luccichenti 1945-50), and the saturation of the lottings between
the Flaminia and viale Tiziano; the piazza Mancini infront of
the Ponte Duca d'Aosta remained instead unresolved.
Other issue is the fact that with the construction of the Olimpic
Village the new highway entrance to the city from the North, already
a part of the 1931 plan, was built in substitution of the via
Flaminia. The construction of the new Corso Francia viaduct (P.L.
Nervi, L. Moretti, V. Monaco, A. Luccichenti, V. Cafiero 158-60)
and its connection with viale Parioli (later viale Pilsudski,
constructed under the 1909 plan) caused for the whole of the trident
from Ponte Milvio to Piazza Manila to be relegated to the margins
of the main entrance to the city, leaving as only connection to
the Olimpic Village the extension of via Guido Reni (now viale
de Coubertin) and modest gardens at largo Jacometti infront of
viale della XVII Olimpiade. Contemporarily, at the Foro Mussolini
(now Foro Italico) the widening called via Morra di Lavriano between
Prato Falcone, the Foresteria Sud and the Casa delle Armi - square
manqué on the opposite bank to piazza Fabriano da Gentile
- remained abandoned between the junction of the lungotevere Cadorna
and the circonvallazione Clodia, and the new via Olimpica farther
North; to this last had been assigned the task , always in the
period between 1955 and 1960 and again in substitution of the
Flaminia, the roll of crossing toward the South-East part of the
city.
In conclusion, there is nothing left but to mention the last decade
and current initiatives.
Thirty years after the Olimpics, the World Football Championships
of 1990 were to determine changes for the neighbourhood, with
two initiatives which isolated it ever more from the rest of the
city. It is in this period that piazza Mancini was turned into
gardens, which in some measure resolved the connection of the
axis of the Ponte Duca d'Aosta to the unedified lottings between
viale Pinturicchio and the river, but which in no way took into
account the problem of the intersecting of it with the lungotevere
Flaminio and Thaon di Revel. At the same time the rail line for
the so called surface underground was built from piazza Mancini
to piazzale Flaminio, which runs almost exclusively along the
via Flaminia: the barriers posed by the railway lines, pedestrian
islands and protective parapets and, above all, the rarity of
places where one can cross the line have determined considerable
difficulties for the penetration into the built up areas in the
bend of the Tiber up to piazza Gentile da Fabriano, above all
if coming from the Olimpic Village and Parioli.
Subsequently, the neighbourhood was newly considered as a whole
with the overall plans drawn up in 1992 for the Municipality of
Rome by a group coordinated by D. Gatti De Sanctis; at the centre
of the project is the wish to improve connections with the city,
to be embodied in the bridges never built from piazza Gentile
da Fabriano to the circonvallazione Clodia, and from via Fracassini
to via Monte Zebio. All this with the purpose of recouperating
the area from its isolation, which would gain, above all in the
axis formed by via Guido Reni and via de Coubertin an uninterrupted
thorough-fare laid East-West between the Foro Italico and the
Prati neighbourhood, and the Olimpic Village and Parioli.
In this context, and in conformity with the broader wish to locate fundamental strategic services near to parts of the city otherwise isolated,it has been decided to locate an undrground station in Piazza Maresciallo Giardino near the Foro Italico and above all the new Auditorium (design by Renzo Piano under construction) along via de Coubertin at the corner with Corso Francia and opposite the Olimpic Village; in counter position to this last, in the Montello barracks in via Guido Reni, there will be the new Centro per le Arti Contemporanee of Rome, designed in 1998-99 by the Iraki Zaha Hadid.